
Stefano Rambaldi, nato nel 1945 a Bologna, dove vive e lavora. Dopo un lungo apprendistato in cui si è confrontato con le maggiori correnti dell'arte contemporanea e aver sperimentato per oltre vent'anni materiali e tecniche, è approdato ad una personalissima sintesi fra colori e suggestioni di una materia primordiale carica di segni e visioni. Il suo lavoro attuale sia in pittura che in scultura procede verso una immagine aniconica in equilibrio tra piacere della rovina ed il fascino del restauro, inteso come ulteriore scrittura dove si possono incontrare aspetti formali e cromatici che coniugano culture lontane.
Testi critici
Gli abituali frequentatori di mostre e gallerie non pensino di trovare nelle materiche "carte" di Stefano Rambaldi, pronti riscontri e aspetti d'immediata, semplice lettura. Nel percorrere richiami naturali, tracce rievocanti indimenticati "viaggi" o pulsanti memorie d'antiche geologie può intitolare nel modo più accessibile ricerche ed emozioni. Su fondi cupi e/o dorati, i fantasiosi diagrammi, le sensitive ramificazioni, i piani, i volumi di un immaginoso "neo-cubismo" possono definirsi, secondo il loro Autore, come luoghi di spettacolo, campi di grano, planimetrie insulari. Ma poco importa se nell'elaborato comporsi di argentati fogli, cere, aniline, inchiostri, può sfuggire una comune leggibilità figurativa, se "memorie d'oriente" si succedono come rivissute teorie di tonali accordi sul fondo di una sintetizzata cupola, se i tasselli acquerellati sulla rugosità di una spessa superficie divengono mobili espressività di una'insolita astratta geometria.
Interessa, invece, nel silenzioso operare di Stefano Rambaldi, il raggiunto equilibrio plastico e cromatico che accompagna le forme, che individua tracciati di un'approfondita, inesausta, sempre coerente indagine.
Nelle studiate, meditate "carte" nella maggior parte di vaste dimensioni, il risolversi di un'intima interiorità e con il procedere di riflessive grafie, un misterioso proporsi di modulati rilievi, la sobria, assorta essenzialità vitale dei colori.
Luciano Bertacchini, Dozza 1996




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