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Nota critica
Osservando le opere di Orioli …, ci si accorge che in esse i materiali e le loro reciproche combinazioni sono funzionali alla formulazione di proposizioni morali che hanno una forte connotazione filosofica e il cui ricercato ermetismo si traduce, di fatto, in un’apertura più che in una chiusura, cioè nella possibilità, offerta al fruitore, di una lettura plurima del messaggio. Così Orioli non dichiara ma, in modo tanto più perturbante quanto più sottile, suggerisce, evoca, e il suo arcano poiêin non potrebbe contrastare maggiormente con i diktat della scienza positiva nella sua accezione più tecnica, con la sua ansia ordinatrice, catalogatrice, il cui abito razionale può talvolta essere utilizzato per celare gli impulsi irrazionali più perniciosi. Così, da installazioni come Il teatro della tragedia e Le ossa del XX secolo sembra tralucere, per pura forza di suggestione analogica, la memoria storica e ancora attuale delle grandi tragedie moderne, dei macelli perpetrati dall’uomo sull’uomo. Resti ossei quasi assimilati all’inorganico vengono siglati, come si fa con i reperti di scavo, con codici alfanumerici, in una sorta di archeologia degli orrori contemporanei. Tali codici “tecnici” entrano in cortocircuito con un cifrario simbolico di radici antiche, che la storia della cultura ha stratificato nel tempo. … le opere di Orioli … sono realizzate combinando la prassi scultorea tradizionale con quella dell’assemblaggio e associando a materiali “freddi”, inorganici, come il marmo, il ferro, gli scisti, materiali organici come ossa e gusci di chiocciole, che vengono però a loro volta “raffreddati” caricandoli di un significato simbolico luttuoso, piuttosto che vitale. Al piano storico e fenomenologico si accosta quello psicologico ed esistenziale; in questa chiave può essere interpretata la frequente compresenza, nelle sue opere (ad esempio in Svuotamento), di direttrici spaziali opposte: orizzontalità e verticalità diventano metafora di una condizione umana lacerata fra radicamento terreno e proiezione metafisica e cosmica. Di tale lacerazione, Legami con la terra offre una visuale ulteriore, di grande intensità emotiva: un corpo umano scolpito nel marmo, nobile, classico, levigato, ma significativamente mutilo, appare come schiacciato brutalmente sul piano di terra e ancorato verso il basso da filamenti che lo legano simbolicamente alla materia e alla morte. La lotta fra spirito e materia del neoplatonico Michelangelo, l’iconografia umana frammentaria di Rodin, l’uomo caduto, sconfitto, consumato, di certo neorealismo europeo post-bellico, ma anche la non pacificata visione nietzscheiana dell’uomo come campo di tensione e di scontro fra impulsi opposti: tutto questo e molto altro sembra lampeggiare dietro e dentro le opere di Orioli.
Mariadelaide Cuozzo




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