Carmelo Giummo

Carmelo Giummo, nato a Catania nel 1953, vive ad Augusta, Siracusa, dove insegna lingua e letteratura inglese presso il Liceo Classico, dove ha tenuto diversi laboratori di scrittura poetica.
Ha esordito nel 1990 con Graffi, una raccolta di poesie edita da EM, Bologna. Ha collaborato di frequente con artisti e musicisti. A seguito dell’esperienza creativa del 1989 come ospite al Garden Venture Music Theatre Course organizzato dal Covent Garden di Londra, il compositore inglese Robert Keeley ha messo in musica un suo ciclo di liriche inedite (Römische Lieder) per tenore e pianoforte, eseguito ad Oxford nel ’91 e replicato a Londra nel ’92.
Numerose le collaborazioni con l’artista Maria Agata Amato. Queste includono la realizzazione della copertina di Graffi e un’incisione inserita nella raccolta Dieci Donne (Stamperia d’Arte Matilde Scandurra, Catania, 1996). Nello stesso anno, in occasione dell’iniziativa Manifesti per il 2 agosto: testimonianze d’arte, Amato produce un manifesto contenente la poesia ‘Holiday Song’.
Giummo ha pubblicato su antologie, cataloghi, riviste in occasione di eventi letterari e/o artistici a Noto, Siracusa, Recanati, Torino e altrove.
Di recente diverse sue liriche sono state scelte per le varie edizioni dell’International Mail Art Project tenutesi a Dozza o a Castel S. Pietro tra il 2006 e il 2008. Nel corso del 2007 si è rinnovata anche la collaborazione con Amato: in occasione della sua mostra personale alla Galleria d’Arte Atrebates, Dozza, Giummo ha scritto un articolo (‘Maria Agata Amato: tra vulcani e pianure’) che ne ripercorre l’intera carriera artistica e insieme hanno realizzato un libro di poesie e immagini dal titolo Nove haiku senza primavera esposto presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Castel S. Pietro Terme alla rassegna di libri d’artista FE – ART books curata da Anna Boschi.



Progetto Internazionale di Arte Postale – International Mail Art Project
LA COLLINA – THE HILL


Galleria d’Arte Atrebates - Dozza
marzo – aprile 2006


Catalogo a cura di Gabriele Bertacchini contenente le poesie ‘Croceconta’ e ‘La sera di Giovanni’

CROCECONTA*

Ondulandosi il vento spedisce
regolari risuoni di contro alle fragili foglie:
crepitare leggero di lamine vive.
La vasta discreta sonora cortina dei grilli
armonizza bambù e bastoncini,
canta il legno ritmando
geografie lunghe un cielo.
(Il gallo costruisce frattanto
la sua fanfara pulita
più e più volte, ostinato, e altre volte
molto prima del sole).

Nella casa essenziale il tuo sonno
produce una musica semplice, sciolta
lunghe frasi fruscianti
… mezzoforte … zzopiano …
Si disegnano esatte e si bloccano nette
poi riprendono a grappoli alterne:
note forti rimbombi tromboni
schiocchi d’ancia nel cavo del petto
che tuba e che vibra.
Stranabestia d’uccello e felino.

Solitario il mio cuore soltanto
non sa assumere ritmo o scansione
non riesce a inventare stanotte
musica o sonno
non ha metro non ha indicazione.
Indeciso sul senso da usare
s’accende di piani e poi lenti,
adagi veloci, mezzoforti e fortissimi.
Confuso e fuori dal tempo ascolta il buio
fissa attento il silenzio all’intorno
stranamente contento e agitato

*Via Croce Conta è una strada di collina non asfaltata che divide il comune di Castel S. Pietro (ad ovest) da quello di Dozza.



LA SERA DI GIOVANNI

Io guardo l’immensa pianura
abitata da venti vaganti
simili e contrapposti
nella regale incoscienza di sé
e d’altri venti.
Signori del territorio tuttavia
se accade che trascinando
i loro compassi invisibili
inavvertitamente leghino
latitudini e vuoti
per ritornare a spartirli.
Poi tutto è immobile a un tratto
scatta un lucchetto di silenzio attento:
è il tuo rientro azzurro sera
tra Sìllaro e Santerno.

***


Mail Art Project
500 and one - Immagini d’artista per la bicilindrica che compie 50 anni

Galleria d’Arte Atrebates – Dozza
marzo - aprile 2007

Catalogo a cura di Gabriele Bertacchini contenente la poesia ‘500 – Tutto Avanti’



500 – TUTTO AVANTI
(Fa 30 anni che ripeto che sono 20 anni che ho 20 anni)

Prenuragica precolombiana azteca micenea
criptoportico sarcofago arcosolio
area protetta bene museale ignaro patrimonio
dell’umanità:
ci obblighi a datazioni certe e incerte
(il 1936, il ’57, l’agosto del 75
e quest’anno corrente ossia il 2007)
ci sussurri di Hitler e Mussolini
di Agnelli e Ferdinando Porsche
malinconica ci rammenti marchi e lire.

Frigorifero frullatore polmone d’acciaio ventilato
micro-panzer mini-caterpillar aeroplano senz’ali
come un micino che si figura tigre
un verme oscuro che si crede falco.
Barattolo brocca zaino e tascapane
acino d’uva bianca riccio di castagna
melone d’acqua e lenticchia
magica melarancia marzapane zucca di Cenerentola.
Amica-madre giocattolo e mascotte
bidella baby-sitter e infermiera
culla cabina capanna in riva al mondo
montagna maggiolino topolino.
Rotonda garbata inelegante e grezza
sgraziata e tenera come una campagnola
che scende giù in città pettegola e sbalordita.

Attraversando pasque e capodanni
morbidi autunni e primavere accese
estati e inverni di due caldi diversi,
vestita di verdacqua e rosso, tabacco e bludinotte
turchese elettrico, giallo malditesta,
ancheggiando di fronte a un grande golfo con vulcano annesso
ai piedi delle candele nere di una raffineria
sfiorando mattoni romanici sotto finestre gotiche,
distesa sul fianco di gore e canaloni
sul bordo di saline e stagni
hai contemplato gransassi e montirosa
laghidicomo benachi e trasimeni
lagunedivenezia isoleeolie golfidinapoli e golfideltigullio.
Furlana o calabrese sudtirolese o padana
ligure marchigiana lucana brianzola:
nazionale ecumenica a tutti ti donavi:
non sapeva di negazioni il tuo vocabolario.

E tutta l’Italia ha percorso con te le coste sue le vertebre
micron quadrato per micron
di ogni rosa dei venti i seni e i golfi.
Con te vispa e pulsante
energica ostinata tremolante
l’Italia si è esplorata
stomaco cuore e fegato e organi minori
e poi più giù, più giù laggiù nel labirinto uro-genitale.
Li vedo bene li riconosco ancora
(cinquecento cinquanta cinque milioni chissà)
quei giovani forse forti e spensierati
che ancora non sono morti
quelli che da trent’anni dicono di aver vent’anni dentro.

***


Progetto Internazionale di Mail Art (Arte Postale) - International Mail Art Project
MAIL ART 10 - “FESTA DELLA STORIA” – La Storia siamo noi

Galleria Com.le d’Arte Contemporanea – Castel S.Pietro Terme
ottobre - novembre 2007

STANCO

A Istànbul imballato a Strasburgo ignorato
appartato a Pretoria linciato in Alabama
imbavagliato nel Venezuela
a Mosca malmenato incancellato a Gaza
bombardato a Baghdad a Kabul lapidato
imbugiardato a Washington
evaporato a San Saba, Santiago, Buenos Aires;
tuttavia offeso dai pulpiti violato
nelle quiete casette di questo grande borgo bianco.
Ti dessi tutti i nomi del falso e della frode,
tutti e sette i peccati capitali,
io che non ho valori né morale
come ti chiamerei?

Ma sono stanco di sentirti, e spiegare,
convincere, dimostrare,
di darti nomi ed io
non me ne attribuisco più

***

 

 

 

 

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